Insegno Sos…

Febbraio 1901.
Giovanni Giolitti entra nel governo Zanardelli come ministro dell’Interno e da quel momento terrà le fila della politica italiana fino alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, nel 1914.

Durante la cosiddetta “età giolittiana, nascono le maggiori industrie del paese, si costruiscono ferrovie, le assicurazioni diventano statali e la scuola diventa obbligatoria e gratuita fino a 12 anni.

Secondo Giolitti, progresso industriale, prosperità del paese, avanzamento culturale e miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori sono processi intimamente legati tra loro e devono svilupparsi con la mediazione dello Stato,attraverso un graduale processo di riforme.

Nei due mandati del primo decennio del 1900, Giolitti introduce nuove norme a tutela del lavoro: sulla vecchiaia, sull’invalidità, sugli infortuni. Nuovi limiti di orario e di età per il lavoro femminile e minorile.

Ma è un equilibrio delicato. Le agitazioni sindacali e i conflitti sociali segneranno tutta l’età giolittiana e alla fine ne decreteranno il tramonto.

Cliccate per un video di approfondimento 

 

Questo scrive Giolitti in Memorie della mia vita” sul  “Suffragio universale” che entrò in vigore con la legge elettorale del 1912

 “Non era più ammissibile che in uno stato sorto dalla rivoluzione e costituito dai plebisciti, dopo cinquant’anni dalla sua formazione si continuasse ad escludere dalla vita politica la classe più numerosa della società, la quale dava i suoi figli per la difesa del paese, e sotto forma delle imposte indirette concorreva in misura larghissima a sostenere le spese dello Stato.
L’elevazione del quarto stato ad un più alto grado di civiltà era per noi ormai il problema più urgente, e per molti punti di vista. Anzitutto per la stessa sicurezza sociale, in quanto che l’esclusione delle masse dei lavoratori non solo dalla vita politica, ma anche da quella amministrativa del paese, togliendo loro ogni influenza legale, ha sempre per effetto di esporle alle suggestioni dei partiti rivoluzionari. Partecipando invece alla vita politica, le masse, nelle quali il buon senso finisce sempre alla lunga col prevalere, possono non solo rendersi conto delle difficoltà che lo Stato deve superare per aiutare il loro incremento, ma anche dei limiti che le condizioni generali del paese e del tempo pongono alla soddisfazione delle loro aspirazioni e delle loro richieste; e così esse vengono ad essere interessate al mantenimento dello Stato. La sicurezza sociale e la ricchezza economica dei paese a me erano sempre parse strettamente collegate con il benessere e con l’elevazione materiale e morale delle classi popolari; aiutando questa elevazione, le classi dirigenti compivano dunque un’opera in cui il dovere morale della solidarietà umana era in pieno accordo col loro stesso bene inteso interesse”.
( Giovanni Giolitti )

Giolitti scrisse anche questo:

IL VERO POLITICO DEVE AVERE BUON SENSO, DEVE ESSERE EFFICIENTE, NON DEVE SERBARE RANCORE E DEVE POSSEDERE UNA DOTE UTILE, LA FURBIZIA”

 

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