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NUOVA LEGGE SULLA DISLESSIA

E' stata approvata dal Senato una nuova legge sulla dislessia; è importante che anche GLI INSEGNANTI NE SIANO INFORMATI
Dal 29 settembre, infatti, c'è una nuova legge nazionale a tutelare le persone con dislessia e disturbi specifici dell'apprendimento che finalmente potranno sperare di vivere gli anni di scuola con pari dignità dei loro coetanei. Si tratta – dichiara Diomira Pizzamiglio, una delle persone che più si sono battute per ottenere questo risultato, a fianco di associazioni come l'AID e di forum come Dislessia On Line – di «un grande passo avanti in termini culturali, di un punto di partenza importante e determinante, con il quale si gettano le basi per costruire insieme il futuro della scuola. La collaborazione e la cooperazione di tutti i soggetti – genitori, insegnanti, operatori sanitari e studenti – sarà infatti indispensabile perché si realizzino gli obiettivi e le finalità della nuova legge»
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L'ART.5 DELLA LEGGE PARLA DI UNA DIDATTICA INDIVIDUALIZZATA E PERSONALIZZATA E DELL'INTRODUZIONE DI STRUMENTI COMPENSATIVI NONCHE' DI MISURE DISPENSATIVE .
L'ART.4 RICORDA CHE ANCHE I DOCENTI DOVRANNO SEGUIRE UN PERCORSO FORMATIVO SPECIFICO AL FINE DI POSSEDERE UN'ADEGUATA PREPARAZIONE DIDATTICA , METODOLOGICA ED EDUCATIVA IN MERITO ALLE PROBLEMATICHE RELATIVE AI DSA.  
 

ALCUNE INFORMAZIONI SULLA DISLESSIA …

La dislessia e gli altri DSA (disturbi specifici di apprendimento)
Si parla di dislessia in caso di difficoltà significativa nell’apprendimento della lettura in presenza di un livello cognitivo e di un’istruzione adeguati e in assenza di problemi neurologici e sensoriali. I bambini con dislessia sono intelligenti, non hanno problemi visivi o uditivi, ma non apprendono a leggere in modo sufficientemente corretto e fluido: infatti le loro prestazioni nella lettura risultano nel complesso molto al di sotto del livello che ci si aspetterebbe in base all’età, alla classe frequentata e al livello intellettivo generale. Queste difficoltà solitamente condizionano anche in modo pesante le prestazioni scolastiche.
Spesso alla dislessia sono associati ulteriori disturbi specifici dell'apprendimento (DSA), quali la disortografia, la disgrafia e, a volte, lievi difficoltà nel linguaggio orale (fatica a recuperare termini appropriati o a memorizzare parole nuove) e nel calcolo (soprattutto mentale, oppure nella memorizzazione delle tabelline).
Il problema della dislessia risulta evidente in seconda-terza elementare (alcuni segni si possono per altro già osservare nella scuola materna, come la presenza di significative difficoltà nel manipolare i suoni nelle rime, nelle filastrocche…).
Non sempre gli approfondimenti diagnostici vengono svolti tempestivamente (ancora tanti bambini accedono infatti ai servizi alla fine della scuola elementare o alla scuola media), a causa di una sbagliata interpretazione o sottovalutazione del problema. Si parla ad esempio ancora di pigrizia, demotivazione o disagio psicologico, problemi che senz'altro a volte possono essere associati al disturbo, ma che rappresentano dei correlati o delle conseguenze della dislessia, non la causa. Per ridurre l'interferenza di tali disturbi, è possibile ricorrere all'ausilio di strumenti compensativi e dispensativi, appositamente previsti dalla normativa italiana, ma attualmente poco usati.
Ad occuparsi di questo, nel nostro Paese, vi sono organizzazioni come l'AID (Associazione Italiana Dislessia) o forum come Dislessia On Line.   

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Un bel libro per iniziare…


Consiglio la lettura di un libro adatto a tutti, piacevole, di quelli che si leggono tutti d'un fiato.  Racconta la storia vera di un ragazzo afghano,Enaiatollah Akbari, la sua odissea  per arrivare in Italia.Nel libro si alternano la voce letteraria del narratore, il ragazzo afghano, a quella orale dell'autore Fabio Geda. Libro caratterizzato da "leggerezza e levità" come ha affermato l'autore che ho avuto modo di conoscere al Festival letterario di John Fante a Torricella, la scorsa estate.
 


 

SI RICOMINCIA…

Mercoledì 15 settembre anche la nostra scuola riapre i battenti, cerchiamo di ricominciare con il sorriso sulle labbra…nonostrante tutto!!

Per cominciare vorrei sottoporre all'attenzione dei colleghi di sostegno, e non solo, un articolo di Gian Antonio Stella e la polemica che ha suscitato.

La fabbrica delle cattedre al Sud con i «furbetti del sostegnino»

In quindici anni i docenti per i ragazzi con difficoltà sono triplicati

 

«Vogliamo più disabili!». L’invocazione surreale che spinse un gruppo di precari ad assediare il Provveditorato di Caserta chiedendo un aumento degli insegnanti di sostegno appare esaudita: la crescita dei portatori di handicap è dieci volte superiore a quella degli studenti. Una notizia da brividi se non ci fosse un sospetto. Che l’impennata sia dovuta alla scoperta da parte di chi aspira alla cattedra di un’equazione: più handicappati, più assunzioni. Soprattutto nel Mezzogiorno.

La clamorosa denuncia è contenuta in un dossier di Tuttoscuola. «Nell'anno scolastico 2009-10 gli alunni disabili inseriti nelle scuole statali di ogni ordine e grado hanno superato le 181 mila unità (il 2,3% della popolazione studentesca), con un incremento di oltre 5 mila rispetto all'anno precedente», scrive la rivista diretta da Giovanni Vinciguerra. Peggio: «Negli ultimi cinque anni sono aumentati del 12,3%, mentre nello stesso periodo la popolazione scolastica aumentava dell'1,2». Un decimo. Sgomberiamo subito il campo: quello dei portatori di handicap, come dimostra tra gli altri il libro di Matteo Schianchi La terza nazione del mondo — I disabili tra pregiudizio e realtà, è un tema serissimo. Che toglie il sonno ai genitori dei ragazzi affetti da qualche disabilità, costretti ad affrontare il percorso scolastico troppo spesso senza un'assistenza adeguata. Il sito Internet di riferimento della Fish, la federazione italiana per il superamento degli handicap, http://www.superando.it, segnala a ripetizione casi di seria difficoltà. Certo, grazie a Dio è cambiato tutto rispetto a quando i nostri nonni erano malvisti al loro ingresso negli Stati Uniti perché provenienti da una nazione a rischio con una mortalità infantile così alta che l'età media dei morti negli ultimi decenni dell'Ottocento era di sei anni e mezzo e Regina Armstrong scriveva su Leslie's Illustrated nel 1901 che «c'è una gran quantità di malattie organiche in Italia e molte deformazioni, molti zoppi e ciechi, molti con gli occhi malati». È cambiato tutto, ma il problema c'è.

Proprio perché il problema esiste, però, suona offensivo il modo in cui alcuni ne approfittano. Come accadde tempo fa ad Agrigento, dove il Circolo della legalità mandò una lettera al ministero sottoscritta da 550 addetti e un esposto alla Finanza per denunciare l'abuso della legge 104. Legge che, a tutela dei dipendenti che abbiano invalidità superiori a un certo limite o debbano farsi carico di un parente disabile, dice che hanno la precedenza in graduatoria per avere un posto più vicino a casa. Norma giusta. Ma utilizzata, stando alla denuncia, da troppi furbi: «Praticamente il 100% dei posti nelle "materne" è stato assegnato negli ultimi tempi grazie alla legge 104. C'è una dilagante e prepotente disonestà che coinvolge non solo chi usufruisce dei benefici della Legge, ma anche chi consente queste pratiche fraudolente». Di più: «Il sistema sta dilagando». Dice oggi il dossier Tuttoscuola che «nel 1995-96, con una popolazione scolastica complessiva superiore a quella attuale, gli alunni con disabilità erano 108 mila. In quindici anni sono aumentati di quasi il 70%. I docenti di sostegno, che in quell'anno erano 35 mila, sono diventati ora più di 90 mila». Quasi il triplo: «Allora vi era un docente di sostegno ogni tre alunni disabili; oggi c'è un docente ogni due». Sia chiaro: è bene che i ragazzi più sfortunati vengano aiutati. E sotto questo profilo la legge italiana è migliore di tante altre al mondo. E lo riconosce anche la rivista di Vinciguerra: «È cresciuto molto negli ultimi 10-15 anni lo sforzo dello Stato verso un settore che sotto molti aspetti rappresenta un fiore all'occhiello» della nostra scuola.

Ormai «l'Italia investe circa 3 miliardi di euro l'anno solo per il personale di sostegno». E quell'esercito di 90 mila insegnanti specializzati è maggiore più di tutti gli psicologi (70 mila) e i pediatri (14 mila) messi insieme. Che ci sia qualcosa che non va lo dice la mappa, da cui emergono squilibri sorprendenti»: «Ci sono più studenti disabili al Centro e nel Nord Ovest, ma lo Stato destina gli insegnanti di sostegno (a tempo indeterminato o precari) soprattutto al Sud e nelle Isole. E tra questi offre posti stabili (immissioni in ruolo a tempo indeterminato) molto di più proprio al Sud e nelle Isole che nel resto del Paese: il 52% dei posti fissi sono assegnati infatti nel Meridione». Dove vive circa il 27% degli italiani e dove risultano (sulla carta) il 40% degli alunni bisognosi di un appoggio. Dice la legge che ogni 100 insegnanti di sostegno 70 devono essere stabili ma questa percentuale sale all'89% in Campania e in Sardegna e crolla al 56% in Lombardia e in Veneto, si impenna al 91% in Basilicata e precipita al 55% in Emilia Romagna. Perché differenze così abissali? Tuttoscuola risponde che dipende «probabilmente in buona misura dai diversi criteri utilizzati dalle Asl per la valutazione delle disabilità» e questo nonostante «la legge richieda l'utilizzo dei parametri internazionali dell'Organizzazione Mondiale per la Sanità: e non a caso la manovra finanziaria di inizio estate ha introdotto la responsabilità per danno erariale da parte dei medici preposti». Quanto al «numero di docenti di sostegno e, tra questi, di quanti sono assunti stabilmente, si tratta di decisioni prese dal Ministero dell'istruzione».

Di più: la sproporzione negli ultimi anni «si è accentuata». Esclusa l'ipotesi che Maria Stella Gelmini abbia un occhio bonario per le clientele meridionali, con le quali ha bisticciato spesso, la spiegazione è una sola: c'è qualcuno negli uffici assai disponibile a fare piacerini agli amici e agli amici degli amici. C'è chi dirà che anche qui si tratta di un «risarcimento» al Mezzogiorno, come lo chiamava Mastella. Ma che c'entra il riscatto del Sud coi «furbetti del sostegnino»? Spiega il dossier che il posto d'insegnante di sostegno è in realtà una scorciatoia, tanto più in questi tempi di magra e di riduzione del personale, per la conquista della cattedra a vita. Basti dire che «dei 10 mila posti di docente per le nuove immissioni in ruolo 2010-11, più della metà (5.022) sono per posti di sostegno». Posti che dopo 5 anni, una volta guadagnata l'assunzione, si possono abbandonare per «passare all'insegnamento tradizionale». Ma come si diventa insegnanti di sostegno? Penserete: chissà quanti studi! No: basta frequentare «un semestre aggiuntivo all'università, per 400 ore totali. E non sempre la preparazione è all'altezza: per gli alunni con disabilità visiva, ad esempio, non è raro imbattersi in docenti di sostegno che non conoscono l'uso del Braille, la scrittura per ciechi».

Gian Antonio Stella
31 agosto 2010

 A questo articolo ha risposto la presidente del CIIS (Coordinamento italiano Insegnanti di Sostegno), Evelina Chiocca; di seguito riporto alcuni stralci del
suo articolo
 

 

A proposito di quei «furbetti del sostegno»

(di Evelina Chiocca*)

Continua a far discutere l'articolo sull'insegnamento di sostegno pubblicato qualche giorno fa dal noto opinionista del «Corriere della Sera» Gian Antonio Stella, e ripreso anche dal nostro sito. «Il suo argomentare – dichiara Evelina Chiocca, presidente del CIIS (Coordinamento Italiano Insegnanti di Sostegno), rivolgendosi a Stella – pare più preoccupato alla ricerca della nota che può produrre indignazione e scalpore, piuttosto che indagare sui meccanismi reali che compromettono l'inclusione scolastica e il successo formativo degli alunni con disabilità». E risponde punto per punto a una serie di rilievi, prospettando un'Italia che in ambito di inclusione scolastica si trova letteralmente «davanti al bivio». Dura la conclusione: «L'etichetta che ci viene incollata ci sta ancor più relegando negli anfratti della scuola, con addosso il peso del processo inclusivo come nostra esclusiva pertinenza. Ci fanno intravedere come apprezzabile il ritorno delle classi differenziali o delle scuole speciali per ritornare nelle aule: ma, e qui sarà la differenza, saranno aule frequentate unicamente dalla parte più fragile della popolazione scolastica»

Per leggere l'articolo per intero cliccate sul sito www.superando.it

COSA NE PENSATE?

 

Gli alunni con BES


Chi sono gli alunni con Bisogni Educativi Speciali?

Sono tutti gli alunni che chiedono alla scuola risposte individualizzate ai loro bisogni (sono alunni con disabilità, con disturbi specifici dell’apprendimento, con diverse forme di disagio); oserei dire che nella scuola che stiamo vivendo in questi anni gli alunni con bisogni educativi speciali sono tutti gli alunni che ci chiedono (ai docenti, agli educatori, a tutti coloro che operano nella scuola) di dare una risposta alle loro richieste di aiuto; non è detto che siamo capaci di soddisfare tali bisogni ma è nostro dovere provare a farlo!

Indico alcuni libri molto interessanti a questo riguardo.

DARIO IANES, Bisogni Educativi Speciali e inclusione. Valutare le reali necessità e attivare tutte le risorse, ed.Erickson, 2005; dello stesso autore, La speciale normalità, ed.Erickson 2006.

Segnalo anche altri due libri molto interessanti sugli adolescenti:
di PAOLO CREPET, La gioia di educare, Einaudi 2008; questo libro ha una bellissima copertina ma non vengono risparmiate critiche al mondo della scuola;
di UMBERTO GALIMBERTI, L’ospite inquietante, Feltrinelli2008, con "frecciate" dolorosissime nei confronti del mondo della scuola in particolare al capitolo 3 dal titolo eloquente "Il disinteresse della scuola".
Buona lettura!

LA VALUTAZIONE DEGLI ALUNNI CON DISABILITA’

Vorrei fare un po’ di chiarezza sulla valutazione degli alunni con disabilità frequentanti la scuola secondaria di II grado, in particolare sulla distinzione tra PEI SEMPLIFICATO e PEI DIFFERENZIATO. Talvolta anche tra i colleghi c’è confusione…

" L’ OM n.90/01, all’art.15, ha previsto la possibilità di due percorsi: un PEI semplificato o, come si usa dire, per obiettivi minimi, e un PEI differenziato… Il PEI semplificato, se svolto positivamente dall’alunno, conduce al rilascio del diploma di terzo e di quinto anno, mentre quello differenziato conduce solo al rilascio di un attestato con la certificazione dei crediti formativi maturati. Una volta deliberato quindi il PEI semplificato, i docenti delle singole discipline debbono indicare quali sono per la loro disciplina "gli obiettivi minimi" che l’alunno, come tutti i compagni, debbono raggiungere per ottenere la sufficienza. Nel caso di sostituzione dei contenuti di talune discipline, sarà il docente della stessa che dovrà indicare, assieme ai colleghi del Consiglio di classe, i contenuti da sostituire con altri, senza per ciò inficiare il valore legale degli apprendimenti dell’alunno. Nel caso del PEI differenziato, ciascun docente dovrà indicare i contenuti ritenuti adeguati alle capacità dell’alunno e tutto il Consiglio di classe dovrà decidere sulla sostituzione di talune o quasi tutte le discipline con altre attività, ad esempio attività teatrale, sportive, ludiche, prassiche, ecc. "

(SALVATORE NOCERA, "La valutazione degli alunni con disabilità frequentanti le scuole superiori"- Appendice normativa, in Fare sostegno nelle scuole superiori, ed.Erickson pp.428-429)  

 

 

Siti utili per i docenti di sostegno…e non solo!

Navigando sulla rete ho trovato alcuni siti che mi sembrano interessanti, con attività didattiche e spunti interessanti per gli alunni con bisogni educativi speciali.

www.erickson.it/sostegnosuperiori
www.pavonerisorse.it
www.Lannaronca.it

Inoltre il portale www.dienneti.it 
 
Interessante anche il sito della FADIS (Federazione Associazione dei docenti per l’integrazione scolastica)
www.fadis.net
 

COME ADATTARE/SEMPLIFICARE I LIBRI DI TESTO

Di seguito riporto alcuni interessanti spunti per adattare i libri di testo, per renderli cioè più accessibili a TUTTI GLI ALUNNI.

SPUNTI E MODELLI OPERATIVI

L’inclusione di tutti gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, anche di quelli con difficoltà scolastiche, con bisogni educativi speciali e con disabilità, richiede la messa in campo di strategie operative, modalità di organizzazione della classe, produzione e adattamento di materiali didattici sicuramente molto eterogenea  e il più possibile dinamica ed elastica rispetto alle differenti esigenze che continuamente ci presentano situazioni profondamente diverse tra loro. In questa sezione del sito intendiamo raccogliere e presentare spunti e modelli operativi che possano fornire agli studenti, a tutti gli insegnanti (non solo a quelli di sostegno), a tutti gli operatori scolastici e alle famiglie un supporto e uno stimolo rispetto alla produzione dei materiali e all’uso di particolari strategie di inclusione. Restando aperti ai contributi di quanti vorranno fornirci la loro collaborazione, partiamo da alcuni spunti che riguardano quattro ambiti operativi:

  1. l’adattamento dei libri di testo;
  2. la produzione di schede di aiuto disciplinare;
  3. la produzione di schede per le esercitazioni;
  4. la costruzione dell’agenda del compito.

 

 L’adattamento dei libri di testo

I libri di testo sono ancora strumenti privilegiati per l’apprendimento nelle scuole superiori. E’ innegabile, tuttavia, che numerosi studenti, e non solo quelli disabili o con bisogni educativi speciali, incontrano molte difficoltà nell’utilizzarli. La nostra proposta per l’adattamento dei libri di testo si articola nelle fasi schematizzate di seguito:

Per l’analisi operativa possono essere fornite agli studenti due griglie utili alla riflessione metacognitiva rispetto al testo di studio.

dal sitowww.erickson.it/sostegnosuoperiori.it